Non ho alcun dubbio nel ritenere che l’intellettuale debba sempre schierarsi dalla parte dei deboli, di quanti non hanno rappresentanza. Già, Robin Hood, diranno alcuni. Eppure non è un ruolo tanto facile, e non può essere liquidato tacciandolo di puro e semplice idealismo romantico. In sostanza, l’intellettuale – per come io intendo il termine – non è né un pacificatore né un artefice del consenso, bensì qualcuno che ha scommesso tutta la sua esistenza sul senso critico, la consapevolezza di non essere disposto ad accettare le formule facili, i modelli prefrabbicati, le conferme acquiescienti e compiacenti di ciò che i potenti e benpensanti hanno da dire e di ciò che poi fanno. Una capacità che non si riflette soltanto nel rifiuto passivo, bensì nella volontà attiva di usare la parola in pubblico.

Edward Said, Dire la verità

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