Il governo dice che l’emergenza è finita. I mass media confermano senza contestare niente. Questa è l’informazione al giorno d’oggi in Italia. I giornalisti sono diventati dei pappagalli, i poliziotti semrano sempre più avvoltoi, ma c’è qualcuno che si è stancato di fare il pollo. Rialziamo le creste e riprendiamoci i nostri diritti e la nostra dignità.

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Non ho alcun dubbio nel ritenere che l’intellettuale debba sempre schierarsi dalla parte dei deboli, di quanti non hanno rappresentanza. Già, Robin Hood, diranno alcuni. Eppure non è un ruolo tanto facile, e non può essere liquidato tacciandolo di puro e semplice idealismo romantico. In sostanza, l’intellettuale - per come io intendo il termine - non è né un pacificatore né un artefice del consenso, bensì qualcuno che ha scommesso tutta la sua esistenza sul senso critico, la consapevolezza di non essere disposto ad accettare le formule facili, i modelli prefrabbicati, le conferme acquiescienti e compiacenti di ciò che i potenti e benpensanti hanno da dire e di ciò che poi fanno. Una capacità che non si riflette soltanto nel rifiuto passivo, bensì nella volontà attiva di usare la parola in pubblico.

Edward Said, Dire la verità

“la munnezza è la loro democrazia”

scritta su un muro di Chiaiano.